Per una storia del punto organico

Su RT, la rivista dedicata a valutazione e politiche della ricerca che Roars ha contribuito a fondare, è apparso un articolo di Paolo Rossi che ricostruisce le vicende del famigerato punto organico. Come scrive Rossi,

Il sistema universitario italiano sembra ormai paralizzato e incapace di esprimere una strategia di programmazione e sviluppo per i prossimi anni, cruciali per il mantenimento della posizione di relativo prestigio che la nostra formazione superiore e la nostra ricerca ancora conservano nel panorama internazionale (checchè ne pensino disinformati e malevoli detrattori e pennivendoli di ogni risma). Tra i molti problemi che ci assillano, quello del reclutamento e quello delle carriere può apparire, all’osservatore superficiale, il più autoreferenziale e corporativo, ma è purtroppo uno tra i più ineludibili, perchè l’università è fatta soprattutto di persone, che devono essere brave e motivate, e se non lo sono il sistema è votato allo sfacelo. Ma i bravi trovano più facilmente spazio fuori dai confini nazionali, e quelli che restano, per mantenere la propria motivazione, devono pur vedere qualche prospettiva di miglioramento della propria condizione se, come avviene per la maggior parte degli interessati, la posizione attuale è largamente adeguata in rapporto al lavoro svolto e all’impegno richiesto.
A determinare la paralisi del reclutamento (dai 62 mila docenti di fine 2006 siamo passati agli attuali 51.800) concorrono da un lato le normative, continuamente cangianti e sempre più restrittive, e d’altro canto la disponibilità delle risorse finanziarie, in gran parte largamente ridotta dai continui “tagli” ma fortemente limitata anche da un criterio di calcolo delle quote spendibili consistente nella conversione del valore monetario in “Punti Organico”

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