Terroristi in Svizzera e Libia

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Claude Covassi è morto all’età di 42 anni. Second0 quanto riferito: Claude Covassi era una spia del governo svizzero, che agiva da informatore. Ha rivelato che i suoi capi dello spionaggio (SAP) gli ordinarono di organizzare un attentato dinamitardo.
Quest’attentato doveva essere attribuito ad Hani Ramadan, direttore del Centro Islamico di Ginevra. Covassi si rifiutò di organizzare l’attentato e lasciò il Paese. Covassi infine riuscì ad avviare un’inchiesta sulla questione da parte di una commissione parlamentare. Alla fine, i membri della Commissione optarono per una soluzione amichevole della questione, evitando in tal modo l’azione penale per lui e per il SAP. Successivamente Claude Covassi lavorò per una società di sicurezza… Per un anno e mezzo sfruttò il suo background per indagare sul ruole del PJAK (gruppo terrorista curdo finanziato dagli Stati Uniti) e dell’UCK (gruppo terrorista kosovaro sostenuto dalla NATO) nel traffico di droga in Europa. Nel febbraio del 2013, Covassi doveva pubblicare i risultati della sua indagine. Fu trovato morto nel suo letto, a casa.
Rete Voltaire, 13 febbraio 2013

Ci sono molte teorie sul motivo per cui il regime di Obama abbia permesso che l’ambasciatore Stevens venisse ucciso. “L’attacco all’ambasciata americana dell’11 settembre 2012
… a Bengasi in Libia… era un lavoro interno”.
L’attentato di Bengasi è stato un lavoro interno

1. Secondo The Examiner
“Quando la bandiera nera di al-Qaida fu issata sul palazzo di giustizia di Bengasi dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011, era chiaro che le forze di al-Qaida sostenute dalla NATO/CIA, erano ancora una volta responsabili della destabilizzazione e della distruzione definitiva di un altra nazione che non era disposta a collaborare con le organizzazioni globaliste (banche centrali, corporazioni dell’affarismo bellico, ecc.) e la loro agenda Mediorientale/Nordafricana… I rinforzi extra della sicurezza furono ironicamente rimossi nei mesi e nelle settimane precedenti all’attacco…”

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L’ambasciatore Dubs fu ucciso in Afghanistan nel 1979. Pieczenik scrisse un articolo sul Washington Post in cui sostiene di aver sentito da un alto funzionario del Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dare il permesso per l’attentato che causò la morte dell’ambasciatore statunitense Adolph Dubs a Kabul, in Afghanistan, nel 1979.

“Il comandante dell’US Africa Command (Africom), generale Carter Ham, era pronto a intervenire e decise d’inviare i rinforzi, nonostante gli ordini diretti di “fermarsi” e lasciare che l’attacco continuasse, senza reazioni. Per la sua decisione di tentare di salvare gli statunitensi sotto attacco da parte delle forze di al-Qaida a Bengasi, contro gli ordini diretti di lasciarli morire da soli, il generale Ham fu immediatamente arrestato e successivamente sollevato della sua posizione di comandante dell’Africom… Forse la rivelazione più sorprendente che venne fuori da tutto questo, però, sembra essere il fatto che due droni armati della videosorveglianza, che sorvolano la scena dell’attacco per quasi tutta la serata, inviarono in diretta i video degli attacchi ai funzionari della Casa Bianca, del Pentagono e del Dipartimento di Stato… Gli attacchi possono essere stati inscenati nel tentativo di mettere a tacere l’ambasciatore, perchè sembrava essere l’intermediario di una operazione di contrabbando di armi in stile ‘Fast and Furious’… “L’attacco di Bengasi è stato un lavoro interno
2. L’attacco di Bengasi diede ad Obama la scusa per inviare altre truppe in Africa. ‘L’attacco di Bengasi fu conveniente per gli Stati Uniti’, secondo un esperto della sicurezza
3. Stevens era un’arabista musulmano’ e avrebbe ostacolato la politica di Israele d’impedire qualsiasi ripresa della Libia.
4. L’ammiraglio a quattro stelle in pensione James Lyons ha suggerito che l’attacco al consolato statunitense di Bengasi sia stato il risultato di un pasticciato tentativo di rapimento.
Le fonti suggeriscono che l’attacco a Bengasi fosse un rapimento fallito…
L’ammiraglio James Lyons suggerisce che l’amministrazione Obama abbia deliberatamente diminuito i livelli di sicurezza del consolato. Nell’ottobre 2012, il Centro per il giornalismo occidentale suggerì che l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens sia stato il risultato di un tentativo di rapimento fallito da parte dei terroristi che lavoravano per il governo degli Stati Uniti. Ciò che è andato storto nel piano di Obama fu che, in base alle informazioni ottenute da Fox News, Tyrone Woods e Glen Doherty, entrambi ex US Navy SEALS, ignorarono l’ordine di “rimanere a terra” e reagirono vigorosamente per ore nel tentativo di difendere il consolato.
Il 20 ottobre, Kris Zane pubblicò il primo l’articolo del Centro di Fratelli musulmani responsabili dell’attacco a Bengasi collegati a Obama. Entro 24 ore dall’evento, l’intelligence sul campo collegò l’attacco di Bengasi a Mohammed Morsi, presidente egiziano dei Fratelli musulmani, messo al potere dalla CIA. Zane cita una fonte anonima nella Casa Bianca, secondo cui Obama voleva ottenere il rilascio di Stevens rapito, giusto in tempo per il giorno delle elezioni.

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Opera di Ansar al-Sharia. L’11 settembre 2012, il Centro operazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti consigliò la Situation Room della Casa Bianca e altre unità di sicurezza statunitensi, che Ansar al-Sharia rivendicava la responsabilità per l’attacco alla missione diplomatica statunitense a Bengasi, appena avvenuto.

Il 25 ottobre, Kris Zane pubblicò il suo secondo articolo sulla vicenda, “Obama collegato all’attacco di Bengasi”. Il 24 settembre 2012, il Wall Street Journal pubblicò un articolo del giudice Michael Mukasey dal titolo “Obama libererà lo sceicco cieco e lo rimanderà in Egitto?” Omar Abdel Rahman fu imprigionato per il suo ruolo nell’attentato della CIA del 1993 al World Trade Center e per aver cospirato per assassionare Hasni Mubaraq, che era diventato un nemico della CIA. Le fonti suggeriscono che l’attacco di Bengasi sia stato un rapimento fallito…

Israele soccorre i terroristi di al-Qaida in Siria
Combattenti ricoverati negli ospedali da campo e rimandati in prima linea
Paul Joseph Watson Propaganda Matrix 9 maggio 2013

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Israele invia veicoli militari in Siria per raccogliere i terroristi feriti di al-Qaida coinvolti nella lotta contro l’esercito siriano, prima di rimetterli in sesto e inviarli di nuovo in battaglia, un altro esempio sorprendente di come lo Stato sionista collabori con i suoi presunti nemici giurati per rovesciare il presidente Bashar al-Assad. Questa non è una pretesa dei media statali iraniani o siriani, ma viene tranquillamente ammesso in un pezzo del sito deliberatamente pro-Israele DEBKAfile. “Israele ha creato un grande ospedale da campo nei pressi della postazione di osservazioni militare Tel Hazakan sul Golan, che si affaccia tra il Sud della Siria e la Giordania settentrionale.
Lì, arrivano i feriti della guerra siriana che vengono controllati ed esaminati dai medici dell’esercito israeliano che decidono se applicare le cure e inviarli di nuovo, o se giudicarli gravemente feriti, abbastanza per l’assistenza ospedaliera. I feriti più gravi vengono spostati in uno dei più vicini ospedali israeliani, a Safed o ad Haifa”, afferma l’articolo. La relazione rileva che i combattenti feriti vengono probabilmente recuperati da “veicoli dell’esercito israeliano” senza segni, che vanno in Siria “per raccogliere i ribelli feriti”.
Oltre ad informazioni più recenti, un rapporto all’AFP di marzo documento anche come l’IDF abbia istituito un “ospedale da campo militare” dell’esercito presso l’avamposto 105 nelle alture del Golan, al fine di soccorrere e curare i combattenti dell’ELS.
Curando e riabilitando i militanti dell’ELS e i terroristi di al-Qaida feriti, Israele aiuta gli stessi ribelli che bruciano bandiere israeliane in pubblico e promettono di schiacciare il regime sionista, una volta rovesciato Bashar al-Assad. Diversi rapporti ora confermano che i militanti in prima linea in Siria nei combattimenti contro le forze di Assad, sono soprattutto membri del gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nasra, che “ha ucciso numerosi soldati statunitensi in Iraq”, e che adesso è leader delle forze ribelli filo-occidentali in Siria. Dopo che l’organizzazione è stata dichiarata gruppo terrorista dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 29 diversi gruppo dell’opposizione filo-USA in Siria hanno giurato fedeltà ad al-Nusra. Il rapporto di DEBKAfile ammette che i combattenti di Jabhat al-Nusra sono ora fortemente concentrati “nella zona di separazione di otto kmq sul Golan”, dove l’esercito israeliano li recuperara per curarli.
Secondo fonti dei servizi segreti egiziani e giordani, il raid aereo d’Israele sulla Siria dello scorso fine settimana era stato anche programmato per precedere un’offensiva dei ribelli di al-Qaida contro le forze del presidente Bashar al-Assad, che segnavano importanti vittorie militari fino a quel momento. Un articolo del Guardian di Londra dell’8 maggio, rileva come Jabhat al-Nusra “emerge come la forza più attrezzata, finanziata e motivata nel combattere il regime di Bashar al-Assad, e come la gran massa di combattenti dell’ELS abbia raggiunto le sue fila. I tentativi occidentali di fare una distinzione tra i ribelli dell’ELS e i terroristi di al-Qaida per giustificare l’invio di armi pesanti, sono sempre più screditati dal fatto che Jabhat al-Nasra sia ora la forza di combattimento dominante, organizzando “tutti i giorni” i ribelli dell’ELS ed addestrandoli a costruire autobombe. Mentre l’influenza di al-Nusra è cresciuta, sono divenute numerose le atrocità, gli omicidi settari, le decapitazioni, gli attacchi terroristici contro scuole e altre infrastrutture civili.
Il sostegno di Tel-Aviv ad al-Qaida ha molto senso se si accetta il fatto che sia gli Stati Uniti che Israele, sfruttano la presenza di al-Qaida in una determinata regione come pretesto per l’intervento militare, sia che tali militari si battano dalla loro stessa parte, come in Libia e Siria, o dalla parte opposta come in Mali. Stati Uniti ed Israele hanno anche armato e finanziato i gruppi di al-Qaida affiliati in Iran, per compiervi attentati e omicidi.
Le potenze della NATO hanno anche apertamente armato e finanziato il Gruppo libico dei combattenti islamici, affiliato ad al-Qaida, per rovesciare il colonnello Gheddafi nel 2011, una politica che contribuì direttamente all’assalto alla missione diplomatica di Bengasi (che probabilmente era una copertura per il traffico di armi clandestino verso i ribelli siriani). E’ stato inoltre recentemente rivelato che il Dipartimento di Stato ha arruolato dei militanti filo al-Qaida per “difendere” la missione diplomatica di Bengasi, che fu poi attaccata. I funzionari del Dipartimento di Stato che bloccarono i tentativi per aiutare gli statunitensi sotto attacco, in seguito hanno cercarono di nascondere il coinvolgimento di al-Qaida nell’attacco. Non solo Israele supporta i ribelli di al-Qaida in Siria, ma nel 2002 Israele fu colta in flagrante mentre effettivamente creava un gruppo di al-Qaida per giustificare gli attacchi contro i palestinesi nella striscia di Gaza.
La narrativa occidentale sulla Siria, secondo cui la lotta contro Assad è una rivolta organica dei siriani oppressi, è stata completamente screditata, nonostante i migliori sforzi dei media dell’establishement per mantenere tale mito.
Ora diventa evidente che Stati Uniti, Regno Unito e Israele sostengono direttamente i terroristi di al-Qaida, al fine di avere il cambio di regime a lungo pianificato, mentre le potenze della NATO si agitano per armare i ribelli prima che i loro ultimi brandelli di legittimità siano fatti a pezzi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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6 risposte a "Terroristi in Svizzera e Libia"

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