Un master di giornalismo o le tette

Oggi ho incontrato una studentessa di una scuola di giornalismo.
Quando incontro qualcuno che studia giornalismo provo un grande sconforto. Di fronte a persone così provo un enorme imbarazzo e sento il mio ego scindersi in due. Non so come comportarmi. Potessi girerei i tacchi e me ne andrei. Però purtroppo mi ci caccio io in certi dialoghi, quindi me ne devo assomure la responsabilità. Le vedi, o gli vedi, perchè spesso i  ragazzi che studiano giornalismo non sono meno disincantati.
“Mi piace scrivere, vorrei fare la giornalista”. “Sono stata al festival di Internazionale e ho deciso di fare la giornalista”.
“Il mio idolo è Marco Travaglio”. Leggono il Fatto, La Repubblica, il Corriere, Internazionale, sognano di fare gli inviati all’estero, in zone di guerra, o di condurre indagini sulla mafia. Sai che le prospettive non sono quelle, o che – a meno che non paghino loro per andare in zone di guerra – prima dovranno percorrere un pò di strade nettamente meno stimolanti (per loro.)
Dunque le situazioni quando incontri il/la studente/essa di giornalismo sono le seguenti:

A) Da una parte si sente una risata luciferina, cinica e spietata, come quella di Vincent Price alla fine del video di “Thriller” di Michael Jackson: so che quella ragazza vive in un mondo di sogni e che in circa due anni di tempo si troverà in un inferno da cui non se ne esce,  “Se non da morti” come direbbero in “Boris”.

B) Dall’altra, invece, mi viene un senso di “pietismo”. Cosa fare? Spezzare subito il suo sogno dicendole “Oh poverina, mi dispiace tu abbia sbagliato. Il mondo lì fuori è una merda, non ti conviene se non ne sei proprio convinta e se non hai il culo parato. Sappi che sei ancora in tempo per fare molte altre cose”.
Si rischierebbe così di fare la figura del moccioso delle elementari che dice alle compagne di classe che Babbo Natale non esiste. Non ha torto, è la realtà, ma se uccidi il sogno cosa resta?
UN MASTER DI GIORNALISMO O LE TETTE

Poi, dopo essermi fatta una bella scorpacciata di fatti altrui (deformazione femminile), il senso di realismo torna. Inizio a pensare a me, alle mie tasche, al mio tempo libero, vuoto, alle relazioni con gli amici.
Poi però apri gli occhi, vedi che lei non è certo bellissima, ma non è neanche un cesso, anzi. E lei starà al gioco quel che basta per farsi avanti e superare gli ostacoli. Perchè la priorità dei sessi va sempre bene, eh, “Se non ora quando” etc etc. Però quando trovi gli uomini affamati sai come sfruttarli, e sai come la competizione diventi scorretta. Poi, una volta entrata, confrontandosi con un mondo essenzialmente “maschile”, sarà ancora più semplice. Se non ci sono motivi di rivalità con le fonti femmina sarà abbastanza facile. Le riconosci in poco tempo quelle predisposte.

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9 risposte a "Un master di giornalismo o le tette"

  1. Ciao, Barby. La tua è una pagina di crudo realismo che, purtroppo, negli ultimi 20 anni, non riguarda solo il mondo del giornalismo ma tutti i settori del lavoro nel quale le donne più spregiudicate, sapendo di avere le “tette” e non solo quelle, le usano come “merce di scambio” per fare carriera. A volte capita anche ai maschi!
    Buona giornata, un abbraccio ed i più cari auguri per le imminenti festività. Osv

  2. dolce lady di prima acchito viene da condannare chi usa certi metodi. ma ognuno fa le sue scelte nella vita per poter emergere, anzi diciamo per sopravvivere al giorno d’oggi. io ho compassione di certe persone. sopressediamo e dimmi come stai? spero che vada tutto bene. ciao lady

    1. Ciao Giorgino caro… diciamo abbastanza bene… beh, io non userei mai metodi del genere per andare avanti… probabilmente non me lo posso neanche permettere… ahahah….

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